“Ma la verità è che chi prova Ira e non agisce, diffonde il contagio. Così dice il nostro Blake.”
Dentro a questo giallo troverete tutto quello che c’è da
trovare: ecofemminismo, ateismo e animalismo conditi in salsa slava,
con un topping di polemica socioculturale e una spolverata di
riflessione linguistica. Decisamente crunchy. Non è un caso,
infatti, che l’autrice abbia sì vinto il Nobel per la letteratura
nel 2018, ma che la Tokarczuk sia anche stata accusata di
antinazionalismo e osteggiata
in qualità di
satanista.
Siamo in Polonia, precisamente ai
confini con la Repubblica Ceca, e la Signora Duszejko
è un’insegnante
d’inglese sulla sessantina che cerca di tenere a bada i suoi
peculiari problemi di salute. Crede nell’astrologia, traduce Blake
e si ritrova coinvolta in una serie di omicidi su cui decide di
indagare. Purtroppo, però, per farlo deve barcamenarsi all’interno
di un sistema sociale isolato ed estremamente patriarcale,
nonché
profondamente discriminatorio verso ogni forma di diversità.
Non sono una critica
letteraria, quindi non mi dilungherò tanto sullo stile (che
personalmente ho trovato un po’ noioso in alcuni passaggi,
soprattutto per alcune digressioni a carattere astrologico) quanto
sul messaggio: la Sig. Duszejko
è potenzialmente ognuna
di noi. Rappresenta
ogni singola donna che lotta per ribaltare i vecchi dogmi e incarna
quella che, imperterrita, si adopera per la giustizia anche quando
chiunque altro avrebbe
gettato la spugna. A
ristabilire l’ordine, lì
dove non vogliono
arrivare
quelle
istituzioni troppo
spesso in mano a omuncoli incompetenti e violenti, arrivano
la sorte e una buona dose di creatività, entrambi
elementi che la Sig.
Duszejko gestisce discretamente bene.
La
vera domanda da porsi,
però, è: fin dove
saremmo
disposti ad arrivare per ottenere giustizia?
Da
leggere.

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