ADOTTA UN PODENCO E METTI DA PARTE LE ASPETTATIVE
Un cane rescue è un po' come un sei al Superenalotto: ci vuole tanta fortuna e poche aspettative. Se non giochi, non vinci; ma se giochi, non è detto che tu vinca! La differenza non sta tanto nella speranza di vincere, quanto nella consapevolezza che, pur continuando a giocare, sarà una sana botta de cul° a rappresentare la chiave di svolta! Questo perché -statisticamente- è quasi impossibile riuscirci, esattamente come è quasi impossibile sanare tutte le ferite emotive -e spesso anche fisiche- che un cane rescue si porta dietro.
Il podenco non è esente da questo, anzi! Semmai, ha "l'aggravante" di essere un cane con una memoria di razza che sa farsi sentire e che può mettere in seria difficoltà il conduttore inesperto, cazzone, emotivamente evitante, maniaco del controllo o particolarmente esigente in termini performativi. Loro ti sanno guardare dentro e ti sanno mettere agilmente in difficoltà con te stesso; sono LO specchio, tienilo presente.
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| Arya e Maze |
Prima di prendere in considerazione un cane con una genetica così primitiva e un vissuto personale tali da andare ad incidere (anche se non del tutto) sul carattere, bisognerebbe chiedersi fin dove si spinge la propria vocazione al sacrificio per un cane che, almeno teoricamente, dovrebbe diventare un membro a tutti gli effetti della vostra famiglia. Adottare, infatti, significa accogliere per allargare il branco d'elezione, non per relegare qualcuno ai margini. Se così fosse, ripensateci: quel soggetto, molto probabilmente, avrà più opportunità nel posto in cui sta invece di diventare un ospite solo, sovrappeso e depresso nel vostro appartamento.
Diffidate da chi vi dice che "eh!, basta saperli educare e prenderli da piccoli!" o "basta fargli sentire chi comanda!", perché non è così. Un cane rescue è un cane che va ascoltato e accompagnato nel suo nuovo percorso di vita molto più di altre tipologie di cani, e questo va fatto senza troppe aspettative perché quelle sono appannaggio di noi umani fissati con quei risultati che tanto vogliamo raggiungere ma che poi ci deludono. Ecco, il cane non deve diventare il vostro metro di frustrazione, sia chiaro!
Le generalizzazioni non mi sono mai piaciute, ma quando si adotta un cane del genere va messo in conto che non dobbiamo fermarci all'innegabile bellezza estetica e al grande potenziale inespresso, bensì tenere in considerazione che in alcuni casi le fobie non si saneranno, in altri si potranno ottenere grandi miglioramenti e in altri ancora potrebbe succedere che, per far stare bene il cane, si dovranno fare rinunce, modificare il proprio stile di vita, mettere in sicurezza parti della casa e del giardino (saltano come grilli). Non stiamo adottando una pianta grassa ma un essere vivente che ha già dovuto fare i conti con la fame, le botte, la sete, la lotta per il cibo, le deprivazioni sensoriali e, spesso, le malattie. Non è per tutti, e per questo serve la vocazione o almeno tanta volontà. Bisogna mettere in conto soldi extra per le spese veterinarie (viste le patologie con le quali alcuni arrivano), per la guinzaglieria adatta (pettorina antifuga e cappottini invernali, ad esempio) e per un eventuale percorso di educazione/facilizzazione. Per questo si parla di vocazione, perché come per altri mestieri umani si presume che vi sia una naturale propensione a cercare di capire chi si ha di fronte e al rispetto del corpo e delle tempistiche altrui. Vi ho spaventati? Bene. Stiamo parlando di soggetti, non di sassi. Stiamo adottando per salvare e migliorare la vita di quel cane, non solo per farci i selfie e sfoggiarlo al parco. Non dimenticatevelo.
Alla fine, lo ammetto a mani bassissime, è lei che ha addestrato me ad ascoltarmi meglio e a darle i biscotti come e quando vuole. Insieme abbiamo imparato a chiedere meglio le cose e mi ha anche spinta a farmi valutare quella neurodivergenza in me imperante e, stranamente, mai diagnosticata.
MAZE: LA MIA PERSONA
Io e Maze ci siamo trovate nel dolore: lei veniva da deprivazioni sensoriali, violenze fisiche e sicuramente emotive; io da un anno e mezzo di lutto profondissimo per la perdita della mia adorata cagnetta LaMia (adottata dopo Arya) e da importanti problemi di salute.
A prendersi cura della mia anima dilaniata e del mio corpo acciaccato c'è sempre stata Arya: che, a sua volta, però, era tornata ad essere figlia unica e ne stava pagando le conseguenze. Lei aveva bisogno di una compagnia che parlasse la sua stessa lingua, mentre noi volevamo ridare una famiglia ad un altro cane sfortunato e rimetterci in gioco allargando di nuovo il branco con la cana numero tre (qui vige il matriarcato).
Le circostanze che mi hanno fatto incontrare Maze sono state molteplici e particolari, ma è in poche ore che ho istintivamente concretizzato il tutto: "vista e presa". Avevamo tenuto in considerazione ogni ipotesi e ci eravamo organizzati di conseguenza per affrontare l'introduzione e le eventuali fobie, aggressività, ferite emotive, fastidi fisici e necessità varie. Mai, però, avremmo immaginato che la sua voglia di riscatto sarebbe stata così forte e la sua intelligenza così viva.
Il primo mese è stata una presenza silenziosa e discreta, passava ore e ore a fissarci ed io ero l'unica che poteva avvicinarla. Tremava come una foglia quando il mio compagno si tirava su le maniche per lavare i piatti o si metteva gli scarponi: scappava in terrazza nell'angolo più buio e freddo, tremava di paura e batteva i denti rannicchiata. Non credo di aver mai visto Pier avvilirsi tanto in vita sua: scontava lo scotto di essere uomo perché qualcun altro, da qualche parte nelle Canarie, aveva deciso che fare il bullo sulla pelle dei cani e maltrattarli fosse cosa buona e giusta.
Mano a mano che iniziava a lasciarsi andare e a fidarsi di me, scoprivamo quelli che sarebbero stati i problemi maggiori: il mal d'auto e le pinzate date a chi si avvicinava troppo quando era al guinzaglio (guarda caso al 99% maschi, alti, vestiti di blu o in mimetica, con barba, cappello e occhiali da sole). Per la macchina, abbiamo risolto nel giro di 6/7 mesi e devo dire che senza quella viaggiatrice nata di Arya e il San Cerenia non ce l'avremmo mai fatta. Si sommavano, infatti, due problemi: la cinetosi che le dava aumento della salivazione, nausea e vomito e il terrore di essere di nuovo accalappiata e rinchiusa chissà dove. Ad ogni modo, adesso è lei a chiederci di andare via in macchina, si fa ore di viaggio per andare in vacanza o semplicemente per boschi e sale pure nelle auto altrui!
Per le pinzate, invece, ecco... diciamo che, con l'aiuto di qualche maschietto coraggioso che si è lasciato pizzicare, ormai lei ha imparato che non esistono solo orchi e che non tutti sono dei frustrati violenti. Quindi, abbiamo imparato ad anticipare certe situazioni e, dove possibile, cerchiamo di non andarcele a cercare. Noi senza dubbio c'abbiamo messo la passione e l'amore, ma credo che Maze debba tutto ad Arya che le ha mostrato la via.
Si è fatta guidare in tutto il percorso di conoscenza e apertura a questo mondo antropizzato che, per la prima volta, non la opprimeva ma la liberava. Ricordo che la prima settimana non era capace di dormire distesa e strisciava verso la ciotola silenziosamente e rigorosamente di notte. Ricordo le ore passate a fissarci e a chiedersi come mai nessuno picchiasse Arya quando pisciava per terra. Ricordo perfettamente la sua gioia quando, appena arrivati a casa, le cucinai del pesce: non sapeva cosa fare! Sbavava ma non si capacitava che fosse per lei. Lei, spelacchiata e sottopeso, probabilmente per la prima volta in vita sua si accingeva a mangiare del cibo vero.
Oggi, a distanza di quasi nove anni dal suo arrivo, ricordo con molta tenerezza quei momenti e posso fieramente dire che ci siamo leccate le ferite a vicenda riuscendo -più o meno- a tornare intere.
Maze ha trasformato quel buco nero che avevo nel cuore e che mi stava uccidendo in una cuccia calda e confortevole, e si è trasformata in un'enorme possibilità di crescita per Arya. Le ha fatto da spalla e le ha fatto ritrovare il ruolo all'interno del branco. Quando le vedo insieme ora vedo due podenche adulte e libere di testa, due individui consapevoli di sé, dei propri ruoli e delle proprie abilità. Vedo anche tutto il lavoro e le rinunce che ci sono state, ma questo passa in secondo piano.
Non credevo potesse esistere un cane come Maze: così affettuosa, indipendente e al contempo così cognitivamente in grado di riscattarsi.

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