Ho
acquistato il libro in inglese la scorsa estate a Londra, giusto
pochi mesi prima che uscisse tradotto in italiano. Il tema non
poteva che interessarmi viste
anche le ottime recensioni lette in merito. All'inizio ero un po'
scettica e in più punti mi sono chiesta se proseguire nella lettura o meno, soprattutto
perché ho trovato la prima delle tre parti di cui si compone il
libro molto, molto lenta. Ma poi mi sono dovuta ricredere e devo dire
che mi è piaciuto.
La
Seul che ci viene presentata nel libro è una realtà fatta di rapporti sociali gerarchici e rigidamente codificati, tanto in famiglia quanto tra colleghi. L'autrice delinea fin da subito gli
anonimi personaggi, e lo fa in maniera veloce ed impeccabile. Le
donne, tra cui la protagonista Yeong-Hye, sono viste dai rispettivi
mariti come creature ubbidienti, miti, brave in cucina e dedite alla
cura della famiglia e della casa. Gli uomini, invece, come individui
senza arte né parte. Troviamo quindi un artista fallito, un
padre-padrone solito imporre con la forza ogni suo volere, e il
marito della protagonista: il classico impiegato zerbino al lavoro e incapace di gestire la rabbia e la frustrazione derivate dal rifiuto
improvviso, da parte della moglie, di cibarsi di carne. Il
cambiamento di Yeong-Hye avviene dopo un sogno, un sogno che si
ripete e che la porterà a scegliere di non nutrirsi più di esseri
viventi, creando così un imbarazzo sociale alla famiglia. Un'azione di
ribellione ai dettami sociali in sé pacifica ma
che, paradossalmente, innesta una reazione a catena tra i
protagonisti. La vita di Yeong-Hye diventa così teatro di tutta una
serie di violenze fisiche e psicologiche perpetuate contro di lei proprio dalla sua
famiglia. Ma lei, come una pianta, inizia una resistenza passiva
che la porterà verso la metamorfosi.
Consigliato
agli amanti della letteratura contemporanea e asiatica, ai curiosi e
a tutti coloro che si interessano di tematiche legate alla relazione
tra scelte alimentari e rapporti sociali.
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